VENEZIA - “Maretta” di Carnevale, ieri per il primo vero sabato di grande afflusso a Venezia. E non solo per l’acqua che ha coperto ampie porzioni di Piazza San Marco, ma anche per ler polemiche sollevate dai locali storici, alle prese con allagamenti e disagi vari.
La Piazza tra tarda mattinata e primo pomeriggio ha via via iniziato a trasformarsi in uno specchio di acqua salmastra, costringendo le attività, soprattutto quelle tradizionalmente più svantaggiate dall’evento, sotto le Procuratie Vecchie, ad armarsi di santa pazienza, mettendo in pratica soluzioni che avrebbero dovuto essere ormai un lontano ricordo: paratie, sacchi agli ingressi e sedie alzate.
Nella sedicesima giornata, da inizio 2026 in cui Venezia si è trovata a fare i conti con l’ennesima alzata del Mose, si è deciso ieri di chiudere le barriere solo alle bocche di porto del Lido e di Chioggia, dove il mare ha raggiunto rispettivamente 107 e 105 cm. Mentre a Punta della Salute il livello si è fermato a 97 cm. La chiusura numero 140 da quando il Mose è entrato in funzione per la prima volta, che tuttavia ha portato la Piazza a finire sott’acqua.
I lavori complementari - volti alla salvaguardia della Piazza e dell’area limitrofa anche con misure d’alta marea che non prevedono l’innalzamento del sistema di paratoie mobili - non sono ancora completati. E la realizzazione della complessa rete di pompe e valvole nel sottosuolo è in divenire, col risultato che la Piazza, in giornate come quella di ieri, si rivela ancora fragile e vulnerabile. Un sollevamento parziale che ha suscitato malumori e polemiche.








