Da una settimana è chiuso il passo Fedaia, al confine tra le province di Belluno e Trento, a causa di una slavina caduta sulla Statale 641. Ma mentre il tratto bellunese è sgombro, quello trentino è impraticabile. A sentire le voci che circolano in zona, la marcata differenza ha acceso l'orgoglio veneto: «Per una volta la Regione ordinaria fa meglio della Provincia autonoma. O forse i trentini non vogliono che la gente venga a fare la settimana bianca in Agordino anziché in Val di Fassa?». Malignità a parte, il problema resta, oltretutto in queste giornate pre-olimpiche di sofferenza per la viabilità sulle Dolomiti.

Andrea De Bernardin, ex sindaco di Rocca Pietore e operatore del passo Fedaia, conosce bene la vicenda: «Sul lato bellunese negli anni c'è stato un grosso lavoro della Regione e di Veneto Strade in collaborazione con il Comune. In particolare dopo l'inverno del 2014, che fu così intenso da registrare il caso della valanga che travolse la seggiovia, è stato posizionato un sistema di esploditori a gas, attivabili da remoto, in grado di far partire cariche che spaccano la neve quando è ancora a spessori accettabili. Insieme a questo apparato, fra i più grandi al mondo, sono stati collocati i paravalanghe e vengono eseguite le manutenzioni. Invece sul lato trentino è stata messa in sicurezza una parte molto modesta, per cui quando cadono 30 centimetri di neve com'è successo in questi giorni, basta un niente perché la strada venga invasa e chiusa. Non è certo un bel biglietto da visita per il turismo, soprattutto durante le Olimpiadi. Eppure non credo che manchino i soldi per i lavori alla Provincia autonoma».