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Il verde, il bianco e il rosso hanno attraversato il palcoscenico senza isteria, senza bisogno di scandalizzare per esistere. I disegni di Giorgio Armani raccontavano un’Italia solida, non nevrotica, che non chiede permesso per essere ciò che è
Accanto al televisore ho appeso un quadro che mi regalò Silvio Berlusconi: un tram arancione che scivola vicino all’Arco della Pace. Non è un quadro raffinato, è un’immagine semplice, quasi popolare. Ma c’è dentro Milano all’alba, quella luce appena umida che non è mai malinconica. Ernest Hemingway diceva che «Milano è l’odore del mattino», anche quando piove. L’ho risentito, quell’odore, guardando l’avvio delle Olimpiadi Milano-Cortina.
E confesso che non me l’aspettavo. Ero partito con pessimi presagi. Le Olimpiadi, nella storia recente, non hanno sempre portato bene. La Grecia ne uscì con i conti truccati e il Paese in ginocchio; poi arrivarono le banche francesi e tedesche a succhiare sangue, mentre l’Italia – come spesso accade – tirava fuori miele dalle riserve per tappare buchi altrui.






