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Pechino punta su missili da crociera economici e furtivi per logorare la logistica navale Usa nel Pacifico, evitando scontri diretti e puntando al collasso del sistema avversario
La Cina sta ridefinendo il modo in cui immagina un eventuale, ipotetico, futuro conflitto ad alta intensità nel Pacifico. C’è un punto fondamentale da evidenziare: Pechino si sta allontanando dall’idea di scontri diretti tra grandi flotte e portaerei per concentrarsi su un bersaglio meno spettacolare ma decisivo. Quale? La logistica americana. Al centro di questa evoluzione c’è il missile da crociera YJ-18C, una versione rielaborata di un sistema già noto, ora pensata non per “uccidere” le unità più protette della US Navy, ma per logorarne la capacità di restare in mare. Nella visione strategica del Dragone, colpire navi di rifornimento, trasporti, unità di supporto e nodi di sostenimento significa minare la resistenza operativa degli Stati Uniti, rendendo insostenibile una presenza prolungata nel teatro indo-pacifico. È una logica di attrito e saturazione, basata su armi relativamente economiche, difficili da individuare e producibili in grandi numeri, che privilegia il collasso del sistema avversario rispetto alla distruzione simbolica delle sue piattaforme di punta.






