C'era una terza persona, un testimone, nella casa del rione Conocal di Napoli dove Giuseppe Musella, 28 anni, ha ucciso la sorella Ylenia, 22 anni, con una coltellata. A rivelarlo è l'avvocato Leopoldo Perone, che con il collega Andrea Fabbozzo ha assistito oggi il 28enne all'udienza di convalida del fermo per omicidio volontario aggravato che gli è stato notificato la notte dopo l'omicidio.

«Mi ha detto “che me ne importa del processo, non vedrò più mia sorella”», riferisce l'avvocato Perone, «dopo avere ripetuto quello che aveva già detto agli inquirenti in questura, quando si è consegnato alle forze dell'ordine per confessare». Giuseppe, secondo quanto riferisce il legale, ha ripercorso quello che è successo quel pomeriggio a cui ha assistito una persona che li aiuta nelle faccende di casa: con la sorella ha avuto un primo screzio perché lui voleva riposare e Ylenia, che era al telefono, lo infastidiva. Solo una piccola schermaglia.

Ma la situazione è precipitata quando, ha raccontato il giovane, il cagnolino che i due fratelli avevano in casa ha fatto i suoi bisogni. Ylenia, innervosita, è andata dal fratello, che stava riposando, e gli ha intimato di pulire. Poi ha preso uno straccio, raccolto i bisogni e ha strizzato lo straccio sul letto dove Giuseppe stava riposando. È scoppiata la lite, i due si sono azzuffati e Ylenia per ripicca ha ferito a sangue il cagnolino che guaiva dal dolore. A questo punto Giuseppe, dopo un breve parapiglia, ha afferrato un coltello che aveva in casa e lo ha lanciato contro la sorella che stava cercando di allontanarsi ferendola gravemente alla schiena.