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Un tecnico informatico è entrato nei computer di un magistrato e ha letto un documento interno al suo computer, per dimostrare la presunta scarsa sicurezza del sistema gestito dal ministero della Giustizia: se confermato, sarebbe un problema enorme per circa diecimila magistrati e più in generale per l’affidabilità, la credibilità e l’indipendenza della giustizia italiana. L’accesso illecito è stato documentato da un’inchiesta del programma televisivo Report, che però è stata subito contestata da diversi esperti di informatica: i dubbi e le critiche riguardano la maggior parte delle informazioni fornite dal tecnico, che è la fonte anonima su cui si regge l’intera inchiesta.

Il software utilizzato per entrare nei computer dei magistrati si chiama Microsoft ECM (Endpoint Configuration Manager). È utilizzato da moltissime amministrazioni pubbliche, come «ministeri, forze armate, università, aziende strategiche, ospedali, infrastrutture critiche», ha detto al sito formiche.net il professor Antonio Teti, esperto di intelligence, cybersicurezza e intelligenza artificiale dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti. Teti ha aggiunto che senza strumenti come Microsoft ECM sarebbe impossibile gestire una grande amministrazione: questi software infatti permettono di governare e mantenere decine di migliaia di computer in modo automatico, coordinato e con operazioni tracciate. Di fatto, garantiscono che tutti i computer siano configurati correttamente, che siano aggiornati e che siano protetti con sistemi antivirus.