Bologna, 6 feb. (askanews) – La vivacità è quella che si trova ogni anno, con in più una componente di sguardo verso il futuro, con la sua dose di imponderabilità. Per l’edizione 2026 Arte Fiera ha scelto un nuovo direttore artistico, Davide Ferri, e un titolo che, omaggiando Lucio Dalla, resta sospeso su molte possibilità: “Cosa sarà”. Ma a Bologna hanno le idee chiare sul tipo di fiera che si vuole presentare al pubblico.
“Ad Arte Fiera – ha detto ad askanews il direttore artistico – c’è sempre un entusiasmo, perché Arte Fiera ha ricatalizzato un mercato italiano, qua vengono le più prestigiose e autorevoli gallerie d’arte italiane e devo dire che Arte Fiera somiglia anche un pochino a una festa per le gallerie italiane e per noi è importante, perché questa dimensione italiana traccia proprio un’identità che ci differenzia delle altre fiere principali nazionali”.
Per la 49esima edizione Arte Fiera ha presentato diversi cambiamenti: un rinnovato team di curatori, un nuovo progetto per il padiglione del “moderno” e una diversa articolazione delle sezioni curate, oltre che un’attenzione a fotografia e multipli che rappresenta anche un modo di aprirsi a un pubblico più grande. “Io, insieme al direttore di artistico – ha aggiunto Enea Righi, direttore operativo della manifestazione – voglio che Arte Fiera venga sempre più caratterizzata come una fiera popolare e quindi che si distacchi da quelle che sono le grandi fiere internazionali, che invece puntano soltanto a un mercato di ricchi: noi vogliamo puntare a un mercato di tutti”.










