Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

5 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 20:26

“Cerchiamo, con un’attività di prevenzione e di repressione, di evitare che quei tristi momenti si ripetano“. In conferenza stampa dopo l’approvazione del pacchetto Sicurezza in Consiglio dei ministri, Carlo Nordio si spinge a paragonare le violenze degli ultimi giorni con il fenomeno terroristico delle Brigate rosse, “nato proprio per una insufficiente attenzione, anche da parte dello Stato, verso queste forme di aggressività odiosa nei confronti delle forze dell’ordine che era stata trascurata, anche da parte della cosiddetta società civile”, dice. Il ministro della Giustizia respinge la definizione di “scudo penale” per la norma – pensata per gli agenti di polizia – che impedisce l’iscrizione nel registro degli indagati di chi agisce in presenza di “evidente” legittima difesa: “Non è uno scudo penale, qui l’impunità non c’è per nessuno“, afferma. Semplicemente, “questa persona non può essere chiamata indagato. Che non è cosa da poco, visto che la parola “indagato”, un orrido neologismo, è sinonimo di condanna”.

Matteo Piantedosi, invece, nega che i disordini di sabato scorso a Torino abbiano provocato un’accelerazione nel via libera al pacchetto. “Sono norme di cui si è parlato, era noto che le stessimo studiando già prima, questo dimostra che non sono stati i pur gravi fatti di Torino a portarci a queste scelte”, dice il ministro dell’Interno. Negando anche un influsso della vicenda sullo spostamento delle misure sullo “scudo” e sul fermo preventivo dal disegno di legge al decreto-legge: “Si era parlato nelle settimane scorse di un pacchetto complessivo di norme, alla fine si è fatta una valutazione sistematica con i tecnici di Palazzo Chigi e con il sottosegretario Mantovano, di dedicare il disegno di legge a misure organizzative e ordinamentali e inserire le norme con efficacia diretta nel decreto legge”, afferma.