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Un’ipotesi di reato gravissima, che la logica non riconosce come possibile e che colpisce un agente nel pieno delle sue funzioni: per questo ora i colleghi vogliono dargli una mano
Uno sparo cambia la vita. Il 26 gennaio a Rogoredo quella di Carmelo, Assistente capo della Polizia di Stato di 41 anni, ha preso una direzione alla quale nessun addestramento prepara mai per davvero. Ora è indagato per omicidio volontario: un atto dovuto, questa è la prassi, ma, nel frattempo, c’è una vita sospesa nell’attesa di una risposta per la quale i suoi colleghi chiedono un aiuto. Era stata già avviata una raccolta fondi, che aveva raccolto oltre 13mila euro, ma il servizio ha bloccato l’operazione e quindi ora devono ricominciare da zero, con un iban dedicato esclusivamente al collega che trovate nel post dedicato sul profilo Facebook del sindacato Fsp.
Erano circa le 18 quando il servizio tra i binari e la vegetazione di quel lembo di Milano noto per il degrado e lo spaccio, l’agente e i suoi colleghi stavano conducendo un’operazione antidroga in borghese, muovendosi tra ombre e sentieri battuti. Sembrava un’operazione come altre, come tante se ne compiono da quelle parti quando, all’improvviso, davanti agli agenti si presenta Abderrahim Mansouri, 28enne marocchino, gli viene intimato l’alt.






