A uccidere Chiara Poggi è stato un sicario. Lo ribadisce Massimo Lovati, che si dice convinto delle proprie parole. Lo ribadisce in collegamento a “Mattino Cinque” nella puntata in onda mercoledì 4 febbraio. L’ex avvocato di Andrea Sempio torna dunque su una teoria che porta avanti da tempo: l’assassino di Chiara non sarebbe da ricercare né in Stasi né nel proprio ex assistito, bensì in una terza persona, e tutti gli elementi più suggestivi del caso farebbero parte di un disegno ben preciso di depistaggio.
“Al di là delle falle dell’indagine, tutti questi elementi sono evidenti segno di depistaggio diretti all’inizio delle indagini contro Stasi”. Gli elementi cui l’avvocato fa riferimento sono una bicicletta nera da donna trovata dietro casa Poggi un mese e mezzo dopo il delitto del 13 agosto 2007, e alcuni vestiti e un paio di scarpe con macchie rosse rinvenuti nel canale Brielli. Tasselli che avrebbero indirizzato la narrazione del caso. “Sappiamo benissimo che nel magazzino del papà di Alberto Stasi han trovato una bicicletta nera” prosegue Lovati, “ovviamente l’assassino non poteva averla e ha mistificato la presenza di un’altra bicicletta”. E ribadisce: “Non cambio idea di quel che è successo. L’assassino è un sicario assoldato da un’organizzazione criminale che come un professionista oltre ad aver effettuato l’azione omicidiaria ha creato tutti questi depistaggi”.









