Mentre Mps dà il via libera allo statuto, Francesco Gaetano Caltagirone stringe la presa su Mps. Il finanziere romano, nonché azionista di peso dell’azionariato di Siena, ha infatti aumentato la propria quota dell’1,2%, all’11,45%. Un messaggio importante, che conferma l’intenzione del costruttore di consolidare la sua presenza nel capitale della banca senese, dove ha spazio per muoversi e crescere ancora, puntando – almeno sulla carta – al 20%.

Si vedrà col tempo che cosa succederà. Intanto ciò che è certo è che Caltagirone assieme agli altri azionisti privati di peso – Delfin (17,5%) e Banco Bpm (3,7%) – hanno dato disco verde alle modifiche dello statuto che ridisegnano l’architettura della governance e ampliano la flessibilità gestionale dell’istituto. A fronte di una partecipazione pari al 68,01% del capitale, il voto è stato plebiscitario sui singoli punti affrontati, con percentuali favorevoli superiori al 99% dei voti espressi. Esito scontato, va detto, pur in un contesto non privo di incertezze e divergenze sul futuro della banca. Da notare l’assenza in assemblea del Mef, che ha scelto di non depositare le azioni. Dal Ministero nessun commento su una decisione che, peraltro, è in linea con la mancata partecipazione al voto dell’ultimo cda del 28 gennaio, che ha dato il via libera al regolamento per la definizione della lista del board. In quei giorni via XX Settembre aveva lasciato filtrare il proprio appoggio al piano del ceo Luigi Lovaglio e al progetto industriale presentato in Bce, ribadendo al contempo di non avere intenzione di esprimere un proprio rappresentante negli organi sociali.