Una tempesta solare prevista per il 5 febbraio potrebbe avere effetti più intensi di quanto inizialmente stimato: disturbi ai satelliti, interferenze nelle comunicazioni radio e aurore visibili a latitudini più basse del normale sono tra gli scenari monitorati dagli esperti di meteo spaziale. L’allerta, al momento classificata come tempesta geomagnetica minore di livello G1, è stata emessa dopo una serie di potenti eruzioni solari avvenute all’inizio del mese.

A segnalarlo è l’ultimo bollettino dello Space Weather Prediction Center (SWPC) della NOAA, che collega la possibile tempesta all’attività della grande macchia solare AR 4366. Il 2 febbraio, questa regione del Sole ha prodotto brillamenti molto intensi, tra cui un evento di classe X8.1 e un X1.36, tra i più forti registrati nel ciclo solare 25 attualmente in corso.

Le tempeste geomagnetiche di classe G1 sono considerate eventi frequenti e generalmente contenuti. In genere possono causare “conseguenze limitate”, come lievi problemi alle operazioni satellitari, disturbi marginali alle comunicazioni radio ad alta frequenza, variazioni nei sistemi di navigazione e aurore polari visibili leggermente più a sud rispetto alle regioni polari. In condizioni normali non rappresentano un rischio significativo per le infrastrutture terrestri. In questo caso, però, l’attenzione degli scienziati è più alta del consueto. La tempesta prevista è infatti associata a un’espulsione di massa coronale, una CME, generata dal potente brillamento X8.1. Si tratta di un’enorme nube di plasma e campi magnetici che viaggia nello spazio insieme al vento solare. Secondo le attuali previsioni, la CME non colpirà direttamente la Terra, ma dovrebbe investirla solo marginalmente, “di striscio”.