All’inizio era tutto perfetto. Troppo perfetto, forse. Quando la famiglia di Karol Ribeiro, a Rio de Janeiro, ha adottato quel cucciolo dagli occhi dolci e dall’aria mansueta, nessuno ha avuto dubbi: “È un cane Golden retriever”. Lo dicevano tutti. Lo confermava la faccia. Lo suggeriva l’atteggiamento calmo, quasi da spot pubblicitario. Fluffy sembrava nato per incarnare l’idea stessa di “cane ideale”: soffice, tenero, con quell’espressione da bravo ragazzo che ti fa immaginare pomeriggi al parco, corse al rallentatore sull’erba e palline riportate con eleganza.

Nei primi giorni la casa sembrava il set di un film. La famiglia già fantasticava sul futuro: un can grande, dorato, maestoso. Un vero Golden retriever, insomma. Poi però il tempo ha fatto quello che fa sempre: ha tolto il filtro. E qualcosa ha iniziato a non tornare.

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04 Febbraio 2026

Quando il Golden cresce… ma non come dovrebbe