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Ultimo aggiornamento: 17:38

“Ero stufo di fare dissenting opinion, di essere l’unica pecora nera, sembrava fossi un folle”. È uno dei passaggi più significativi della deposizione di Gianfranco Vitulo, ex sindaco di Visibilia Editore spa, ascoltato come teste nel processo in corso a Milano per falso in bilancio a carico della ministra del Turismo Daniela Santanchè e di altri 15 imputati. Il procedimento riguarda i bilanci della società editoriale fondata dalla stessa Santanchè, relativi agli anni dal 2016 in poi.

Vitulo, commercialista ed espressione dei soci di minoranza — in particolare di Paola Ferrari De Benedetti — ha fatto parte del collegio sindacale di Visibilia dal 2016 al 2018. In aula ha spiegato di aver espresso per due anni pareri contrari sui conti della società perché, a suo avviso, “i budget del piano industriale triennale non confermavano il valore dell’avviamento indicato in bilancio”. Una valutazione che, ha ribadito più volte, lo lasciava “perplesso”, dal momento che “la società era in perdita e non guadagnava” e “venivano inserite in bilancio le imposte anticipate in presenza di perdite”.

Rispondendo alle domande dei pm Marina Gravina e Luigi Luzi, Vitulo ha raccontato di aver subito pressioni ogni volta che formalizzava una dissenting opinion: “Avevo forte pressione perché dicevano che turbavo il mercato”. Alla domanda su chi esercitasse tali pressioni, ha richiamato un verbale dell’agosto 2016 facendo riferimento all’attuale ministra. “Mi dicevano che le mie affermazioni erano di dubbia qualità perché potevano influire sulla quotazione”. E ancora: “Mi veniva detto che sarei stato responsabile delle fluttuazioni del titolo”.