Era stato il pediatra di famiglia a chiedere agli specialisti della Asl un periodo di «osservazione» sui tre bambini di Catherine e Nathan trattenuti nella casa famiglia di Vasto dal 20 novembre scorso, su disposizione del Tribunale dei minori dell'Aquila.
Non una perizia di parte (sembra addirittura che inizialmente i legali della coppia si fossero opposti a questa iniziativa), né tantomeno quella disposta dallo stesso Tribunale dei minori, per altro ancora in corso. Ma un terzo parere esterno al contenzioso giudiziario, arrivato adesso attraverso una relazione di sette pagine, con la quale gli specialisti della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti non hanno dubbi sul da farsi, suggerendo «indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine affettiva stabile, garantendo la continuità dei legami familiari quale elemento fondamentale per il superamento delle manifestazioni di disagio evidenziate nei minori».
L’INTERVISTA
Famiglia nel bosco, il papà Nathan: “I miei figli distrutti dall’ansia, ora sono pieni di rabbia”
Considerazioni che per la prima volta, nella controversa vicenda della famiglia del bosco, spingono anche la Garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza, Alessandra de Febis, a prendere posizione: «Dalla relazione emerge che l'interazione con i genitori risulta valida e come il papà e la mamma rappresentino per i bambini un importante riferimento emotivo. A questo punto - commenta ancora la Garante - l'auspicio è che le operazioni peritali in corso vengano concluse in tempi celeri e che la famiglia possa ricongiungersi il prima possibile».






