Sbirro. Quante volete lo abbiamo sentito proferire come un ghigno, come un grido o come un’imprecazione. E nel caos di questi giorni disegnati da un martello scagliato contro un agente a terra abbiamo visto sgorgare, senza soluzione di continuità, racconti su racconti. Ma ci sono anche i libri come quello scritto da Gennaro Capoluongo dal titolo Dalla parte giusta. Storie di eroi sconosciuti delle Forze di Polizia (256 pp.; 18,00€) redatto per i tipi di Mursia. L’autore, classe 1961, è dirigente generale di pubblica sicurezza, già Questore dell’Aquila e di Messina. Inoltre è esperto in temi di sicurezza presso la rappresentanza permanente d’Italia all’Onu in quel di New York. La sua decennale attività lo ha visto operativo nella Questura di Napoli con ruoli in primo piano nel contrasto alla camorra e al crimine organizzato. Ha diretto l’Interpol nella Capitale ed è stato presidente all’Aia di Europol. Il lungo curriculum trova l’approdo sulla carta stampata in un testo voglioso di essere “il filo di Arianna che collega tutte le mie vicende personali e anche quelle del mio percorso professionale”.
Spesso è partendo dalla fine che comprendiamo meglio le storie. Infatti l’epilogo è dedicato a tutte quelle narrazioni cadute nel vento. Perché “le circa 2515 targhe commemorative raccolte dal 1860 a seguito della morte a Milano di Felice Conti, il primo poliziotto di cui sia rimasta memoria scritta, ucciso mentre cercava di portare in Questura alcuni criminali che stavano per essere liberati da un gruppo di complici”, leggiamo nel volgere del volume, “fanno comprendere quanto sia vera la mia affermazione”.








