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In quelle situazioni la colpa si distribuisce, come una macchia d'olio, su tutti coloro che vedono e tacciono. Su quell'autobus non c'era soltanto un conducente. C'erano adulti
Caro Direttore Vittorio Feltri, Lei crede che su quell'autobus trentino ci fossero solo bambini o anche adulti? Se gli adulti ci fossero stati si dovrebbe individuarli e processarli per abbandono di minore. Da una vita ricordo che al ritorno a Milano a guerra finita da qualche tempo e con ritardo in quanto la nostra casa era stata occupata e una zia mi aveva iscritto alla quarta elementare della Leonardo da Vinci a Città Studi Milano, abitando nella zona di competenza. Quel giorno incominciarono gli appelli e uno alla volta tutti bambine e bambini vennero chiamati e in fila entrarono nelle loro classi. Rimasi io solo in Piazza Leonardo da Vinci davanti all'ingresso della Scuola, ero arrivano da casa con mio cugino Luigi che era già stato chiamato e qualcuno mi chiese che cosa stessi aspettando, con un nodo alla gola dissi che non mi avevano chiamato, ma io quel giorno dovevo andare a scuola. Mi rimandarono a casa e mi persi, eravamo tornati a Milano il giorno prima. La mia iscrizione non si trovò più e mia mamma mi riportò il giorno dopo in segreteria. Non credo di aver dormito quella notte, l'angoscia dell'attesa del mio nome mi aveva invaso. Ancora oggi dopo ottanta anni al pensiero mi addoloro. Caro Direttore Feltri, mi addoloro proprio e tanto. Mi capita anche immedesimandomi in quel bambino che scendeva obbligato dall'autobus, lui solo come me allora, ma almeno sapeva la strada, io no.






