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Da Brignone fino a Valcepina, tante le stelle infortunate. La morte di Franzoso
C'è qualcosa che non torna e non torna da mesi. Da quando, il 3 aprile scorso, Federica Brignone cade mentre ancora i suoi occhi meravigliosi riflettono l'oro dei successi e il luccichio delle coppe conquistate. Quel giorno di inizio primavera apre una crepa che porta un inverno non richiesto nel nostro sport. Mesi, allenamenti, nuova stagione, prime gare, l'olimpiade di casa ci aspetta pensano gli azzurri, e invece cadono uno dopo l'altro. Corpi che si fermano, ginocchia che cedono, legamenti che tradiscono, virus che arrivano e, in mezzo, quasi il destino volesse dire che l'inverno no, non deve finire mai, in mezzo, a settembre, la tragedia di Matteo Franzoso, caro ragazzo tradito dallo sci.
Adesso questo. Non spacca le ossa, ma inquina, rovina, tritura i sogni di molte famiglie: primo caso doping dei Giochi in Italia, neanche il tempo di farli iniziare, e l'atleta è Rebecca Passler. Biathlon. Azzurra. Una di noi. Sentite lo schiaffo in faccia? L'abbiamo preso tutti, l'hanno preso tutti ieri oggi e domani a meno tre giorni dalla cerimonia di apertura di queste Olimpiadi così fortemente perdute nel 2017, a Roma, Virginia Raggi e le follie pentastellate, e così ostinatamente riconquistate dall'Italia.






