Per la gente di Gaza il valico di Rafah è la porta sul mondo, e anche la via del ritorno a casa.

Dopo due anni di guerra e la fuga in Egitto, sono già 22mila i residenti della Striscia che hanno presentato la domanda ufficiale e si sono messi in lista per rientrare nell'enclave, secondo i dati forniti dall'ambasciata palestinese al Cairo.

Nonostante Gaza sia un cumulo di macerie dove ci vorranno anni per riavere una vita normale, prima della ricostruzione, prima della bonifica di tutte le armi e gli esplosivi che Hamas ha nascosto nelle sue operazioni di guerriglia urbana. Eppure sono tante le ragioni che spingono i gazawi ad accettare la pesante situazione post-conflitto pur di cominciare a ricostruire la propria vita.

"Non ho una vita stabile in Egitto, né lavoro, né permesso di soggiorno. I miei figli trovano molto difficile vivere in una società così diversa dalla nostra, lontani dal loro sistema educativo", racconta all'ANSA Abu Ahmad Almadhoun, 43 anni, padre di 3 figli, partito da Gaza durante la guerra per salvare la famiglia e che ora si è registrato nelle liste per fare rientro nella sua terra. Un motivo importante che incoraggia lui, la moglie e i loro ragazzi è che nella Striscia non dovrà vivere in una tenda: la sua casa è stata parzialmente danneggiata dai bombardamenti, ma può essere riparata. Insomma, meglio ripartire nel luogo che si sente proprio, che patire il senso di nostalgia e lontananza. Non solo: al primo posto dei desideri è la riunione con i parenti. "La moglie ha genitori anziani e malati, le mancano. Io ho fratelli e il resto dei parenti lì", dice convinto della decisione I cittadini che hanno lasciato l'enclave dopo il 7 ottobre 2023, si sono stabiliti al Cairo, ad Alessandria e nello Sharqeyah. Hanno ricevuto aiuti ufficiali dall'amministrazione egiziana principalmente sotto forma di cure mediche. Inoltre, migliaia di famiglie hanno ottenuto buoni alimentari, appartamenti in affitto e del denaro extra per le spese quotidiane. Per il Ramadan un'associazione benefica è riuscita a fornire delle case a prezzi accettabili e buoni per avere cibo.