CHIOGGIA (VENEZIA) - Quando la telecamera del drone ha inquadrato il tatuaggio che aveva sul petto - un nome proprio - si è sciolta ogni riserva ed è scattato il blitz. Le teste di cuoio colombiane hanno fatto irruzione nella villa di Santa Marta, scudi antisommossa in pugno e elmetti calati sulla testa, e l’hanno sorpreso ancora a bordo piscina. Si è chiusa così, nell’arco di pochi istanti, la latitanza di Lorenzo Dei Meneghetti, narcotrafficante originario di Chioggia, in provincia di Venezia, rifugiatosi in Sudamerica al culmine di una fuga tanto ingegnosa quanto paradossale, nel 2023. I carabinieri, però, non avevano mai rinunciato a mettergli le manette e così, dopo tre anni di indagini a tutto campo, quattro giorni fa hanno finalmente potuto dare il via libera alle forze dell’ordine della Colombia.

Dei Meneghetti era balzato agli onori delle cronache nel 2013 e, di nuovo, nel 2017: il primo arresto, in flagranza, lo aveva visto cedere 11 chili di marijuana ma soprattutto venire identificato come elemento cardine di una rete criminale che inondava Venezia e Milano con fiumi di droga, importata dai Balcani, dal Marocco, dalla Spagna - e dalla Colombia, appunto; nel secondo caso si era reso protagonista di un’aggressione a colpi di coltello, abbastanza violenta per assicurargli una condanna di un anno e mezzo. In verità, mettendo tutto assieme, Dei Meneghetti aveva accumulato ben nove anni di carcere da scontare - calcolati dopo le riduzioni intervenute nei vari gradi di giudizio, e l’accusa principale era sempre quella per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Nel febbraio di tre anni fa il cumulo diventa definitivo e lui, puntualissimo, decide di darsi alla macchia, mettendo a frutto tutta la sua esperienza criminale e i suoi contatti dall’altro capo del mondo, oltre a un passaporto falso.