Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Lorenzo Virgulti e Alessandro Calista, ancora scossi e con giorni e giorni di prognosi che li attendono, hanno deciso comunque di spiegare la triste dinamica che li ha visti protagonisti
I due poliziotti vittime della ferocia dei manifestanti di Torino parlano per la prima volta di quanto accaduto sabato. Ancora scossi e con giorni e giorni di prognosi che li attendono, hanno deciso comunque di spiegare la triste dinamica che li ha visti protagonisti: “Sono ancora un po’ confusi i ricordi di quei momenti. Eravamo impegnati negli scontri già da un po’ e in quel particolare momento ci siamo trovati accerchiati. Era una situazione particolarmente intensa in cui sono saltati gli schemi. Quando ho visto il collega accerchiato e aggredito mi sono subito diretto verso di lui e l’ho protetto con lo scudo, come avrebbe fatto qualsiasi altro collega se lo avesse visto prima di me”, esordisce così Lorenzo Virgulti, che ha soccorso il poliziotto massacrato di botte. Ed è proprio quest’ultimo, Alessandro Calista, a fornire la sua versione con un volto decisivamente scosso, ma con la tenacia di chi vuole tornare più forte di prima: “Mi sento bene, un po’ amareggiato. Ero a Torino per una manifestazione che si è rivelata essere molto violenta. E da lì c’è stata solo un’escalation di violenza da parte dei manifestanti nei contenti degli operatori di polizia. Doveva essere una manifestazione pacifica, ma si è rivelata tutt’altro”.






