Per la prima volta le indagini della Procura di Milano e della Polizia postale, grazie ad attività "sotto copertura", analisi di profili criptati e "nuove tecniche informatiche", sono riuscite a risalire all'identità dei "clienti" di una "industria" dell'orrore, i quali hanno pagato per poter vedere "su webcam in diretta" violenze sessuali ai danni di minori.

Abusi avvenuti "materialmente nei Paesi del sudest asiatico", tra cui Vietnam e Thailandia, "con la complicità anche di alcune famiglie disposte a venderli".

Inserire didascalia

Un'inchiesta delicata e "innovativa", coordinata dai pm Letizia Mannella, responsabile del pool 'fasce deboli', e Giovanni Tarzia e condotta dal Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online della Polizia Postale, che ha portato all'arresto in flagranza, nei giorni scorsi, di due uomini di 47 anni e 31 anni, nelle province di Trento e Reggio Calabria, per "detenzione e divulgazione di ingente materiale pedopornografico". Entrambi, poi, anche indagati, assieme ad altri quattro (tra i 47 e i 57 anni, residenti nelle province di Roma, Latina, Brescia e Milano), per concorso "da remoto" nelle violenze - ipotesi per la prima volta contestata - per quei casi di "live distant child abuse". Tra gli indagati, da quanto è emerso, anche un ex consigliere comunale a Brescia, che nei giorni scorsi si era dimesso. Agli indagati, incensurati e con profili anche lavorativi all'apparenza normali, viene contestata, infatti, una "partecipazione attiva come clienti a quella mercificazione e schiavizzazione dei bambini, tanto che davano indicazioni, durante queste 'dirette', sugli abusi".