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Ultimo aggiornamento: 14:18

“Il più grande distruttore della pace è l’aborto. Nessun assetto politico può professare la pace se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo”. Così Prevost si è rivolto direttamente ai politici durante il convegno One Humanity One Planet, tenutosi il 31 gennaio nel Palazzo Apostolico Vaticano. Non parlava alle cattoliche, ma allo Stato italiano: stava sollecitando un intervento politico del governo sulla legge 194. Lo aveva già fatto tre settimane prima, nel tradizionale discorso al corpo diplomatico, sindacando apertamente le scelte di uno Stato: “È deplorevole usare risorse pubbliche per l’aborto”.

A questo punto bisognerebbe chiedere a Prevost se, a suo avviso, sarebbe più equo che l’aborto se lo paghino le donne. Cosa che, com’è evidente, potrebbero permettersi solo le benestanti.

Il bersaglio è chiaro: la legge 194, che da quasi cinquant’anni garantisce alle donne assistenza sanitaria e tutela in caso di interruzione volontaria di gravidanza. Una legge duramente conquistata, che ha sottratto le donne all’aborto clandestino e alla morte. Nulla di inatteso: Prevost ha dato il via a una martellante campagna contro una legge che tutela la vita e la salute delle donne che abortiscono.