Dopo la decisione dell'Unione Europea di giugno 2025, l'Italia ha ufficialmente recepito il declassamento del lupo da specie "particolarmente protetta" a "protetta". Il decreto del Ministro dell'Ambiente, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 21 gennaio 2026, segna una svolta storica. Ma non si tratta di un "libera tutti".
La decisione di rendere meno stringenti le tutele del lupo a scala europea è nata dalle proteste degli allevatori che hanno spinto la politica a intervenire, e dall'aumento delle popolazioni di lupo registrato in molti paesi, compresa l'Italia. Nel nostro paese i dati parlano chiaro; il censimento coordinato da ISPRA nel 2020-2021 ha evidenziato che i lupi, che erano solo un centinaio negli anni '70, sono cresciuti di numero fino a raggiungere i 3500 individui, il numero più alto tra tutti i paesi europei. E in alcune aree del Paese, quelle colonizzate più recentemente, la crescita sta ancora continuando. I dati più recenti relativi alle Alpi, mostrano che nei tre anni successivi al monitoraggio nazionale c'è stato in quest'area un ulteriore aumento di circa 170 individui, con una crescita media di circa il 6% all'anno, un tasso particolarmente elevato per una specie come il lupo. I dati scientifici confermano quindi che la situazione del lupo è oggettivamente molto migliorata negli ultimi decenni.







