Il figlio, l’artista, l’uomo. Carlo Conti si racconta per la prima volta a “Verissimo” nella puntata in onda domenica 1 febbraio, a partire dagli esordi professionali: “Il mio primo contrattino in Rai è datato 1985 con ‘Disco Ring’, lo scorso anno ho festeggiato i 40 anni, anche di fedeltà verso la Rai. Prima avevo iniziato con le radio, facendo un po’ di tutto. Io scherzo sempre dicendo che quelle erano radio private, perché erano private di tutto, c’erano un mixer, un microfono, parlavi. Era un momento bellissimo, abbiamo conquistato l’etere e imparato moltissimo, parlo al plurale perché riguarda me ma anche tanti amici e colleghi che oggi sono i protagonisti della tv”.

Il ricordo della mamma Lolette

Ben presto il discorso si sposta sul piano privato. Silvia Toffanin fa notare come Conti sia molto legato alla parola “babbo” pur non avendola potuta mai pronunciare: “Il mio babbo è morto quando io avevo 18 mesi, la mia mamma è stata molto forte, avrei potuto chiamare babbo la mia mamma perché aveva due attributi notevoli, si è rimboccata le maniche e mi ha tirato su da sola. Mi sono chiesto: ‘Chissà se fosse successo il contrario, se avessi perso mia mamma e mi avesse cresciuto il mio babbo se sarei stato quello che sono, non lo so. Molto merito di quello che sono ce l’ha quella signora lì (spiega osservando con commozione una foto della mamma, ndr)”.