"Quando ho capito che ce l'avevo fatta? Mai! Guardando il mio conto corrente, ho capito che è cambiato qualcosa dai giorni degli inizi in radio a oggi. Ma dentro sono rimasto lo stesso e credo che sia la mia fortuna: la normalità. Qualcuno dice che sono troppo normale, ma io sono così". Carlo Conti per la prima volta è ospite di Verissimo e si racconta a Silvia Toffanin in una lunga intervista-ritratto, che spazia dall'affetto per la mamma Lolette, che "fece mille lavori" pur di tirarlo su, rimasta vedova quando lui aveva 18 mesi, all'amore per la moglie Francesca Vaccaro e per il figlio Matteo, dal lavoro in banca alla scelta di mollare il posto fisso per seguire le sue passioni, fino alle soddisfazioni raccolte in quarant'anni di carriera in Rai.
Un percorso in cui si sono stati "alti e bassi, certo. Capita che tu debba fare un programma e poi ti non ti richiamano e c'è un altro, ma la cosa più importante è che ho fatto tutto naturalmente, con unico riferimento che è il pubblico, dico grazie al pubblico che mi ha portato dove sono arrivato", sottolinea il direttore artistico e conduttore di Sanremo. Rimpianti? "Non si può vivere di rimpianti: capita di sbagliare un programma, ma in quel momento eri convinto di fare la cosa giusta. L'importante è che ogni esperienza serva a migliorarsi, a crescere e a non ripetere gli errori, anche se poi capita di rifarli". Le critiche? "Le vivo in maniera serena, sta nel gioco delle parti: la cosa più importante è il pubblico", ribadisce. Dopo il diploma, ricorda Conti, "casualmente vinsi un concorso in banca. Facevo analisi di bilancio, una cosa noiosissima... Poi un giorno, a Firenze, in piazza della Libertà, alle 7.30, pensai: perché tutti i giorni devo fare una cosa che non mi piace? E mi licenziai. Il problema era dirlo a mia madre: quando lo ha saputo è svenuta". Le esperienze da deejay nelle radio locali e nazionali, poi la tv: "Capii che qualcosa era cambiato quando feci In bocca al lupo, nel preserale, e qui cercarono di batterlo con Passaparola", condotto da Gerry Scotti.








