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Drone contro un bus: strage a Dnipro. A Kiev ci sono ancora 500 palazzi senza luce e acqua

La tregua, in guerra, è una parola che dura meno di una sigaretta accesa al freddo: promette calore, ma lascia solo cenere. Mosca aveva annunciato una pausa, un cessate il fuoco per domenica, limitato alle infrastrutture energetiche, mentre il gelo stringe l'Ucraina come una morsa. Ma la tregua è saltata nei cieli prima ancora che sulle mappe diplomatiche. I droni hanno continuato a volare, a cercare carne e paura, a ricordare che in questa guerra la semantica è un lusso e la realtà un colpo secco. Nella regione di Dnipropetrovsk un drone russo ha centrato un autobus aziendale nel distretto di Pavlograd. Dentro c'erano minatori, uomini che tornavano a casa dopo il turno, ancora addosso l'odore del lavoro e della fatica. Quindici morti, almeno sette feriti. Un bilancio che non è un errore di calcolo ma una scelta precisa: colpire chi tiene in piedi ciò che resta dell'economia e della quotidianità. Nella stessa notte, Zaporizhzhia è stata colpita due volte. Un bambino ferito, due donne ricoverate. Poco dopo, una clinica ostetrica devastata: finestre sventrate, sale di consultazione ridotte a un cumulo di vetri e detriti. Almeno nove feriti. È difficile immaginare un bersaglio più simbolico: il luogo dove si nasce, trasformato in un luogo di sangue e sirene.