Dopo la sconfitta contro Novak Djokovic nella semifinale degli Australian Open, attorno a Jannik Sinner crescono i dubbi sulla tenuta fisica e psicologica. Dubbi alimentati anche da un possibile virus, mai chiarito fino in fondo, che avrebbe condizionato la sua preparazione e il suo rendimento a Melbourne.

La notte dopo il ko è stata lunga. Sinner è rientrato in albergo alle tre del mattino e prendere sonno è stato difficile. Troppi interrogativi dopo una partita durata oltre quattro ore: la condizione non ottimale, le scelte tattiche nei momenti chiave, l’ennesima sconfitta quando il match si trasforma in una maratona.

JANNIK SINNER, 3 ORE E 55 MINUTI: IL MURO CHE NON RIESCE A SFONDARE

Ora ci sono troppi indizi per non definirla una prova: Jannik Sinner ha un punto debole, le partite lunghissime, quelle ...

Sabato c’è stato un primo confronto con lo staff, senza sconti. Insieme a Simone Vagnozzi, Darren Cahill, al preparatore atletico Umberto Ferrara e al fisioterapista Alejandro Resnikoff, il numero uno azzurro ha iniziato ad analizzare cosa non abbia funzionato. L’Australian Open doveva essere il trampolino ideale, sul campo che lo aveva visto trionfare nelle ultime due edizioni. Invece è arrivato l’addio al sogno del Grande Slam e un rallentamento nella corsa al vertice del ranking.