Interrompe l’incubo di quattro sconfitte consecutive, tiene a distanza una possibile concorrente per la salvezza e ottiene al Grande Torino la prima vittoria in casa del 2026. Il Torino riscopre il corto muso contro il Lecce nella partita più importante della stagione: è il quinto 1-0 raccolto dalla squadra di Baroni in 7 successi. Se è l’effetto del mercato, con i nuovi innesti subito in campo, si vedrà. Di sicuro è una boccata di ossigeno provvidenziale, smorza la pressione anche sull’allenatore Baroni, chiamato però a confermarsi nella prossima tappa a casa sua a Firenze, contro l’ex granata Vanoli.
Gli unici striscioni al Grande Torino sono per Davide Borgione, il tifoso granata di 19 anni morto la settimana scorsa anche per l’indifferenza della gente. Ma il colpo d’occhio è d’impatto dopo l’appello degli ultras di lasciare deserta la curva Maratona. Vuota anche la Primavera, i cinquemila cuori granata che si contano allo stadio si sistemano tra i Distinti, richiamati dai prezzi da saldo (5 euro) e nella Tribuna. Una protesta riuscita, alla quale “contribuisce” indirettamente anche un gigantesco blackout dello stadio (non funziona neanche internet) che lancia l’ennesimo messaggio al patron Cairo. Sul campo, però, i primi segnali del cambiamento li dà Baroni presentando subito uno dei nuovi acquisti, Marianucci, per provare a sistemare la difesa reduce dai 6 gol di Como. L’ex del Napoli si colloca a destra nella linea a tre con Maripan e Coco, che gioca con la testa fasciata dopo un duro colpo ricevuto nei primi minuti. È il solito Torino, che va a fiammate e lascia più volte il fianco scoperto, ma stavolta ha il merito e la fortuna di sbloccarla nel primo tempo, una rarità, che il gol che mancava dal 7 gennaio.






