«Sono quasi morto al Constellation. Credo di essermi bruciato. Il Constellation è bruciato interamente. Credo che i miei amici siano morti dentro... Molte persone stanno morendo signora, chiami un’ambulanza». Sono voci di persone terrorizzate, il fiato corto per tutti i fumi inalati, eppure urlano al telefono con il numero di emergenza per essere soccorsi ma, soprattutto, per correre a prestare aiuto a chi ancora è intrappolato tra le fiamme.

Sono le voci di chi è sopravvissuto alla strage di Capodanno di Crans-Montana, di chi, quella notte del primo gennaio, ha vissuto un inferno in terra, e che ora sono agli atti dell’inchiesta della procura del Cantone vallese. Le telefonate al 144, il centralino del soccorso sanitario svizzero, iniziano all’1.30, l’incendio è scoppiato da pochi minuti. Nel giro di un’ora e mezza, fino alle 3 della notte, saranno 171. Lo rende noto l’emittente francese Bfmtv. Non solo chi porta già i segni indelebili del fuoco sulla pelle, a chiamare i soccorsi sono anche i testimoni, gli stessi medici arrivati sul posto e, disperati, i genitori che non riescono a trovare i propri figli.

«C’è stato un incendio. Nostra figlia è coinvolta, non abbiamo più sue notizie», dice il padre di una dispersa. Dal centralino rispondono come possono: «Non so dove si trovi sua figlia o se sia lì». Il genitore vuole saperne di più: «Quante persone sono coinvolte?» «Circa un centinaio... Mi dispiace, non ho altre informazioni da darle», taglia corto l’operatore.