«Siamo vivi, ma è una catastrofe». Sono passate circa ventiquattr’ore, le ventiquattr’ore più frenetiche, strazianti e dolorose che Crans-Montana abbia mai vissuto, quando Jacques e Jessica Moretti mandano questo messaggio a un loro amico. Il Constellation è appena andato a fuoco, nel paesino arroccato sulle alpi vallesi risuonano ancora le sirene (a quelle dei pompieri si sono aggiunte le ambulanze) e stanno iniziando a passare i primi carri funebri. Loro, i Moretti, hanno i profili defilati.
All’inizio si parla poco di questa coppia che ha due ristoranti, un disco bar e uno chalet per investimenti da oltre 15 milioni di franchi, nonostante siano i proprietari del pub che è bruciato come un cerino la notte di Capodanno. Coi giornalisti preferiscono non interagire, davanti ai pm elvetici si limitano a dire: «Qui, i controlli, li abbiamo passati sempre. Certo, ne han fatti tre in dieci anni». Poi però passano i giorni, il lutto lascia il posto alla rabbia, e i dettagli cominciano a delineare quello che non sarà solo un caso di cronaca nera, sarà anche una delle vicende giudiziarie più impegnative nella storia della Svizzera moderna.
CRANS-MONTANA, "L'ORA DELLA RABBIA": LA RIVELAZIONE DI CHRISTIAN RAIMO






