Di fronte all’overtourism, l’Europa sperimenta nuove leve fiscali per governare i flussi e difendere territori sempre più sotto pressione. Dai ticket di ingresso per i visitatori giornalieri sulle isole greche alle tasse sulle grandi navi da crociera in Croazia, cresce il numero di amministrazioni locali che prova a “mettere un prezzo” all’accesso, con l’obiettivo dichiarato di finanziare infrastrutture, mitigare l’impatto ambientale e migliorare la qualità della vita dei residenti.
Il caso più avanzato è quello della Grecia. Qui alcune isole minori, particolarmente esposte al turismo giornaliero via mare, stanno introducendo o valutando un contributo di ingresso. Symi, nel Dodecaneso, ha promosso una tariffa di 3 euro per i visitatori “mordi e fuggi”, in larga parte passeggeri delle crociere. Ma l’iniziativa potrebbe estendersi: 34 isole del Sud Egeo, tra Cicladi e Dodecaneso, hanno chiesto al governo l’autorizzazione a introdurre una misura analoga. L’obiettivo non è solo disincentivare l’afflusso eccessivo nelle ore di punta, ma anche creare una fonte stabile di finanziamento per servizi pubblici, gestione dei rifiuti, reti idriche e protezione ambientale.
La pressione del turismo di massa, soprattutto quello concentrato in poche ore, ha infatti effetti evidenti sulla vita quotidiana delle comunità locali. Aumentano i costi della casa, si riduce l’offerta abitativa per i residenti, crescono i fenomeni di gentrificazione e l’equilibrio ambientale di territori fragili viene messo a rischio. Le amministrazioni locali, spesso con risorse limitate, si trovano a sostenere costi elevati per infrastrutture dimensionate su popolazioni stagionali molto superiori a quelle residenti.







