Ho letto, tempo fa, una definizione che mi sono appuntato: Sabalenka è la forza che cerca equilibrio, Rybakina è l’equilibrio che produce forza. Più che fulminee e fedeli descrizioni tennistiche delle finaliste di Melbourne 2026, sono quasi biografie. Aryna infatti arriva da una gelida periferia non solo sportiva, la Bielorussia, e va a mettere ordine alla propria naturale potenza nella culla del tennis moderno, la Florida (da sei anni ha però un connazionale come coach, Anton Dubrov). Elena nasce nella capitale di un impero, Mosca, e sceglie presto di andarsene per poter crescere senza costrizioni, sotto la bandiera kazaka, con una casa a Dubai e un coach croato cresciuto a Milano, Stefano Vukov.
Aryna Sabalenka (afp)
Sabalenka, 27 anni, figlia di un ex hockeista, quattro slam vinti (Australian Open 2023 e 2024, Us Open 2024 e 2025), ha un gioco elementare e radicale: servizio come colpo fondativo, diritto piatto e ricerca costante dell’iniziativa, ritmo alto, pochi compromessi. È un tennis che si alimenta di fiducia: quando manca, soprattutto al servizio, emergono le crepe. Come all’inizio e alla fine del match di oggi nella Rod Laver Arena.
Rybakina, 26 anni, un solo major all’attivo (Wimbledon 2022), ha un servizio meno potente ma pulitissimo, spesso in slice, propone colpi piatti e lineari, precisi. Spreca pochissimo. Emotivamente imperscrutabile, mostra una gestione impersonale del tempo e dello spazio.










