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La decisione, sostenuta da alcune forze politiche, potrebbe lasciare scoperti i cittadini più fragili, mentre cresce la polemica sull’uso dell’ideologia nella gestione della sanità pubblica

Le farmacie comunali di Roma rischiano di rimanere senza i farmaci Teva quando saranno finite le scorte, in conseguenza dell'interruzione dei rapporti da parte di Farmacap con il gruppo farmaceutico israeliano. Farmacap, infatti, è l’azienda speciale di Roma che gestisce le farmacie comunali della città, quasi 50, e oltre a vendere farmaci offre servizi legati alla salute e alla prevenzione. Ad annunciare la decisione sono state Filcams Cgil e Usi Farmacap, rappresentanze sindacali unitarie, le quali hanno reso noto che "pur in assenza di comunicazioni e prese di posizione ufficiali, da parte della dirigenza aziendale Farmacap, prendiamo atto con soddisfazione dell'interruzione dei suddetti rapporti commerciali".

L'azienda ha accolto le richieste pressanti della politica, in particolare del M5s, di Avs e dei Giovani democratici, privando di fatto i cittadini di un'ampia fetta di medicinali, soprattutto generici a basso costo. "Si tratta di una scelta che intende manifestare in modo concreto solidarietà al popolo palestinese, ancora duramente colpito dalle barbare azioni militari israeliane, e al tempo stesso promuovere forme di pressione economico-finanziaria", ha dichiarato Ferdinando Bonessio, consigliere al Comune di Roma per Europa Verde e firmatario di una mozione in questa direzione. Di tutt'altro avviso è il presidente dell'Associazione Setteottobre, Stefano Parisi, il quale sottolinea che l'interruzione del contratto "rappresenta un fatto grave, irresponsabile e profondamente inquietante, perché introduce un principio che dovrebbe restare estraneo a qualsiasi sistema sanitario degno di questo nome: l'uso dell'ideologia come criterio nella tutela della salute pubblica".