Roma, 31 gen. (askanews) – “Se, però, questo patto fra magistratura e società si spezza, se si confonde l’indirizzo interpretativo della legge con l’indirizzo politico di governo, si apre una crepa nella credibilità complessiva delle istituzioni e si crea un cortocircuito nelle forme in cui si esercita la volontà popolare, che vincola il giudice solo nelle forme obiettive della legge e nei limiti segnati dal rispetto dei diritti fondamentali e del principio di eguaglianza, che devono essere garantiti nei confronti di qualsiasi maggioranza”. Così il presidente della corte d’appello di Roma, Giuseppe Meliadò, nel suo intervento all’apertura dell’anno giudiziario.

“Ridurre il complesso di questi interrogativi nella formula dell”invasione di campo’ dei giudici in danno della politica è francamente fuorviante e lascia in ombra la risposta da dare all’interrogativo che tutti li sintetizza, e cioè se vi possa essere una democrazia effettiva (che riconosca limiti e contrappesi) senza una magistratura indipendente e se una magistratura indipendente possa sopravvivere in assenza di un clima di temperanza istituzionale e di tolleranza reciproca”, continua Meliadò.