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"L'innesco può essere stato favorito dal cedimento di strati profondi del terreno in connessione con la presenza di sacche di gas metano". Ipotesi emersa sulle cause del disastro di domenica scorsa dalle parole del segretario generale dell'autorità di Bacino del distretto idrografico della Sicilia, Leonardo Santoro. Le caratteristiche geologiche dell'area generebbero accumuli naturali di idrocarburi che possono svuotarsi o subire variazioni di pressione.

"Se una bolla di gas collassa - spiega Santoro - il peso degli strati sovrastanti può determinare cedimento degli strati profondi". Il vuoto lasciato dal gas può essere parzialmente sostituito dall'acqua, che però, secondo gli esperti, non garantisce la stessa capacità di sostegno, favorendo lo scivolamento dei terreni sovrastanti. Da qui l'ipotesi su quanto successo sei giorni fa. Saranno adesso le indagini geognostiche a dire se l'ipotesi ha fondamento. L'autorità di Bacino indica comunque linee da adottare: subito, il convogliamento delle acque bianche -praticamente inesistente a Niscemi- e il monitoraggio della frana; a situazione stabilizzata, pozzi drenanti, terre armate e piantumazione di alberi con radici forti. Pochi milioni di euro bastano.