Il bambino esca si chiama coniglio. Liam Conejo Ramos, 5 anni. Conejo, coniglio. Conoscete la storia. Quelli dell’Ice sono andati a prenderlo a scuola, a Minneapolis, e si sono fatti portare da lui fino a casa così hanno preso anche suo padre. Li hanno deportati in un centro di detenzione in Texas.

Il bambino Coniglio aveva, quella mattina, un cappello a forma di coniglio. Azzurro, con le lunghe orecchie e il naso bianchi. Ho pensato chissà. I bambini a volte si sentono invisibili con un certo cappotto, quello magico. Si sentono invincibili grazie a un paio di guanti, quelli verdi. Dormono insieme a una maglietta e così, con quella maglietta, non sono mai soli. Chissà se il bambino coniglio aveva un cappello con i superpoteri, il cappello coniglio: chissà se era un cappello casa, il posto dove si sentiva sempre al sicuro.

Ho letto che lì nella prigione in Texas non dorme, non mangia e chiede continuamente di riavere il suo cappello blu. «Continuamente», c’è scritto. Dove l’hanno messo, dove l’avete messo? Gli avete tolto il suo cappello coniglio e lo avete buttato via? L’avete perso? Come avete fatto. Perché. Non ce l’avete mai avuto, voi, un cappello coniglio, un gorilla celeste, no? Non siete mai stati bambini? Se potessi, se ne trovassi uno uguale, glielo manderei ma non posso. Quasi nulla possiamo fare contro la fine dell’umanità.