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Ultimo aggiornamento: 22:00

La partita, nelle parole ribadite più volte dalla Lega, “è chiusa”. Eppure, ha osservato Tajani, dentro al fondo ci sono “soldi che non possono restare bloccati”. L’Italia potrebbe riaprire il dibattito sul Mes, dossier mai davvero chiuso, con il rischio di riaccendere fratture nella maggioranza. Se fino a poche settimane fa la linea appariva invalicabile ora, nel pieno del confronto sulle garanzie per l’utilizzo degli asset russi congelati, la possibilità di dare al Meccanismo europeo di stabilità una nuova architettura, a fronte di una riforma rimasta bloccata per la mancata ratifica italiana, non sembra più un tabù. Il direttore generale del Mes, Pierre Gramegna, apre alla possibilità di utilizzare il fondo per concedere prestiti destinati a rafforzare la difesa comune. Una svolta, evocata in due interviste a Reuters e alla rivista specializzata Paperjam, pensata soprattutto per i Paesi più esposti sul fianco orientale. “Io l’ho sempre detto: il Mes si può utilizzare”, ha sottolineato il vicepremier Antonio Tajani a margine del vertice del Ppe a Zagabria. Una posizione che contrasta con il silenzio della Lega, storicamente contraria al ricorso a uno strumento a lungo stigmatizzato per le condizioni capestro imposte durante il salvataggio lacrime e sangue della Grecia. Peraltro l’Italia è l’unico membro dell’Eurozona a non aver ratificato le modifiche del 2021.