Davanti alla platea di studenti di Uniba, nel dipartimento di Giurisprudenza, Maurizio Landini parla nella sua veste di uomo comune, prima ancora che segretario generale della Cgil. «I ragazzi della scorta un giorno a mare mi hanno detto: Dottore, noi la vedevamo sempre incazzato in tv, avevamo paura di venire. Abbiamo pensato: chissà che succede. Per questo – spiega – mi sono posto un tema: come appaio all’esterno?».
Anche da qui l’idea di scrivere un libro, "Un’altra storia", che diventa occasione di dialogo con gli studenti. Ma anche riflessione sui temi di più stringente attualità, oggetto delle domande degli universitari: il protagonismo giovanile in un periodo di crisi demografica e di partecipazione al voto. «Se qualcuno a casa mia avesse detto non voglio andare a votare mio padre non avrebbe neppure consentito di finire la frase. La partecipazione prima non era un di più». E ancora: le guerre, il capitalismo digitale e le big tech. Gli Usa di Trump. «Quante ore ho?» scherza il segretario della Cgil, che si concede senza ritrosie e in tono pacato, colloquiale. «Sono emozionato di parlare in università, io che ho subìto l’ingiustizia di non poterla fare».
Landini risponde sulla congiuntura storica. «Uno degli elementi che vedo è proprio il rischio che prevalga l'individualismo rispetto al collettivo. Il sindacato senza la solidarietà e l’obiettivo di modificare la società sparisce. Bisogna coltivare il conflitto». E ancora sull’esigenza della lotta, di cui parla partendo dalla sua esperienza personale. «Io al contrario vostro ho iniziato a lavorare avendo garantiti dei diritti. Sono andato all’ufficio di collocamento, sono stato contrattualizzato, avevo ferie e ho scoperto il diritto di scioperare». Ciò che manca oggi, rimarca Landini, tra cenni d’assenso e lo scroscio di applausi in aula. «Quando il lavoro è precario, sottopagato, nero, non è lavoro. I giovani hanno davanti una prospettiva di precarietà perenne, bisogna che ci battiamo assieme».






