Lo hanno definito il Grande Fratello – richiamando l’immaginario orwelliano – perché è il sistema progettato dal governo cubano per sorvegliare e punire, un po’ come accade nel film Le vite degli altri, ma in versione digitale, in cui c’è sempre qualcuno che spia e che viene spiato. A Cuba Internet si è trasformato nel principale strumento di potere del regime, in un’isola sempre più in crisi per l’economia, il deficit energetico e l’intensificarsi delle minacce di Trump.

Il rapporto della Ong

«Lo spazio digitale è stato progressivamente incorporato come un nuovo ambito di supervisione, controllo e repressione politica generalizzata e senza limiti», così si legge nell’ultimo rapporto di Prisoners Defenders, l’Ong che promuove la tutela dei diritti umani soprattutto a Cuba. Nelle 53 pagine del documento intitolato «La distopia del Grande Fratello, una realtà a Cuba» emerge l’uso sistematico di spyware e intercettazioni per monitorare artisti, attivisti, giornalisti indipendenti, ma anche cittadini comuni, per reprimere un dissenso crescente legato, soprattutto negli ultimi tempi, ai continui blackout e alla mancanza dei beni di prima necessità. Tra i principali metodi di sorveglianza illustrati nel rapporto – basato su 200 dichiarazioni di cittadini cubani raccolte tra il 28 novembre 2025 e il 5 gennaio 2026 – ci sono intercettazioni sistematiche di telefonate e messaggi, accesso forzato agli account social e di posta elettronica, uso di spyware su cellulari e computer, monitoraggio della navigazione Internet tramite il monopolio statale Etecsa, geolocalizzazione non autorizzata e perquisizioni digitali durante arresti e interrogatori, con estrazione forzata di dati personali e contatti.