Una “tassa per la libertà”, per finanziare il sostegno all’Ucraina e l’aumento delle spese militari al 3,5% del Pil. È uno dei punti che hanno suscitato maggiore curiosità nel programma del nuovo governo olandese, presentato dai leader dei tre partiti che guideranno l’esecutivo: quello dei liberali progressisti D66, Rob Jetten, vincitore delle ultime elezioni e premier in pectore, quello dei cristiano-democratici del Cda, Henri Bontenbal, e la leader dei liberali conservatori del Vvd, Dilan Yesilgöz.

Un esecutivo di minoranza, che potrà contare solo su 66 seggi su 150 in Parlamento e che avrà dunque bisogno anche dei voti dell’opposizione per governare, dopo l’estromissione dalla stanza dei bottoni non solo, come era prevedibile, della destra populista di Geert Wilders (il Pvv, arrivato secondo alle elezioni) ma anche del ticket Laburisti-Verdi, altro potenziale partner di maggioranza.

La tassa in questione è una sorta di sovrattassa, un contributo aggiuntivo all’imposta sul reddito e a quella societaria che permetterà di raccogliere circa cinque miliardi di euro all’anno. L’obiettivo del governo è aumentare la spesa per la difesa, oggi al 2% del Pil, al 2,8% entro il 2030, per poi raggiungere entro il 2035 il 3,5% concordato in sede Nato. A regime, questo significherà un aumento delle spese militari annue a 19 miliardi all’anno, il che richiederà non solo la tassa per la libertà, ma anche tagli al bilancio (compresi sanità e welfare).