“A Genova, per la prima volta, viene contestato il reato di blocco stradale: basta sedersi in strada per mezz'ora per vedersi denunciati”, ha detto il capogruppo in Regione Stefano Giordano
Genova – "Le 87 denunce ai manifestanti del sit-in pro-Gaza a Genova e le contestazioni disciplinari contro i vigili del fuoco che a Pisa hanno osservato un minuto di silenzio per le vittime innocenti di Gaza non sono episodi isolati: crediamo siano il risultato di una scelta politica che ha come obiettivo comprimere il dissenso e intimidire chi protesta. È questa, per noi, la vera natura del Ddl 1660 del Governo Meloni". Lo dichiara il capogruppo del M5S nel Consiglio regionale della Liguria Stefano Giordano che, insieme al senatore pentastellato Luca Pirondini, ha partecipato lo scorso 28 gennaio al dibattito pubblico tenutosi a Roma, presso la Sala ACI di via Marsala, organizzato da Usb per difendere i vigili del fuoco colpiti dai procedimenti disciplinari.
"A Genova, per la prima volta, viene contestato il reato di blocco stradale: basta sedersi in strada per mezz'ora per vedersi denunciati - continua Giordano -. Uno schema che si ripete nella vicenda dei pompieri colpiti da procedimenti disciplinari: puniti per essersi inginocchiati per i bambini morti a Gaza. Perciò in Regione presenterò un ordine del giorno per impegnare la Giunta a farsi promotrice della libertà di espressione e del diritto a manifestare pacificamente, affinché nessuno possa essere punito nell'esercizio dei propri diritti costituzionali". "Il provvedimento del Governo ha trasformato il dissenso in un problema di ordine pubblico - attacca Pirondini -, creando un pericoloso precedente: oggi tocca ai manifestanti genovesi e ai vigili del fuoco, domani potrà toccare a chiunque osi alzare la testa. Perciò abbiamo presentato un'interrogazione parlamentare con il nostro deputato Roberto Traversi e presto faremo altrettanto in Senato: a testa alta, come M5S continueremo a contrastare questa deriva". Per Giordano, "sono in gioco la libertà di espressione, l'agibilità sindacale e il confine tra provvedimento disciplinare e repressione del dissenso".






