Milano, 30 gen. (askanews) – Dal kabuki, teatrale e spettacolare, al rigore del noh, fino alla precisione artigianale del ningyo joruri, il Giappone custodisce una delle tradizioni sceniche più articolate al mondo. Per chi viaggia, non si tratta solo di patrimonio culturale, ma di un’esperienza concreta: assistere a uno spettacolo significa entrare in contatto diretto con la storia, i rituali e i tempi profondi del Paese. Non a caso, queste tre arti sono riconosciute come Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO.
Per il visitatore, il teatro tradizionale è oggi una tappa sempre più integrata nell’itinerario. Molti teatri offrono supporti in inglese, programmi flessibili e rappresentazioni pensate anche per chi si avvicina per la prima volta a queste forme artistiche, rendendole accessibili senza snaturarne il linguaggio.
Noh, l’arte dell’essenziale
Nato nel XIV secolo, il noh unisce musica, danza e recitazione in una forma estremamente codificata. Il repertorio si basa sui classici della letteratura giapponese e fa largo uso di maschere, oggetti di altissima artigianalità che possono richiedere fino a un anno di lavoro.
Il palco è spoglio, privo di sipario e scenografie. Tutto si svolge davanti allo oi-matsu, il pino dipinto sul fondale, simbolo di continuità. Gli spettacoli durano tra i 60 e i 90 minuti e sono intervallati dai kyogen, brevi intermezzi comici.






