C’è un settore che cresce velocemente, in Italia. È quello del cinema e dell’audiovisivo, contraddistinto da un sensibile incremento di addetti ma, allo stesso tempo, segnato da diverse criticità. Serviranno ancora 20 anni per raggiungere l'equità di genere alla regia e oltre 50 per avere un eguale numero di direttrici e di direttori della fotografia nelle produzioni cinematografiche italiane. A scattare questa fotografia è il rapporto Gender Balance in Italian Film Crews realizzato dall’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (Almed) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per il Ministero della Cultura-Direzione Generale Cinema e Audiovisivo. Lo studio che viene presentato ogni anno, dal 2021, alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
«Lo scenario sta migliorando» spiega Mariagrazia Fanchi, direttrice di Almed. «Resta, però, un importante divario da colmare: è del 21% la quota di professioniste alla direzione di lungometraggi nel 2024; fra il 25 e il 35% quella delle montatrici, delle sceneggiatrici e delle supervisor di effetti speciali; ancora sotto la soglia del 15% quella delle direttrici della fotografia, delle direttrici delle musiche e delle sound designer. Fra i diversi nodi della filiera la produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi fa la parte del leone» continua la professoressa Fanchi. «Se guardiamo poi ai professionisti e alle professioniste che hanno lavorato per produzioni di nazionalità italiana emerge un quadro in chiaroscuro: attraversato da alcuni positivi cambiamenti, ma in cui permane un importante divario numerico fra donne e uomini, relativo a presenza, carriere e trattamento economico». Considerando i ruoli apicali e i capireparto, oltre trentamila profili considerando gli ultimi cinque anni, il rapporto fotografa una proporzione fra uomini e donne ancora decisamente lontana dall’obiettivo del 50:50.






