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La Cina, dominando componenti e filiere dei droni, è diventata l’attore invisibile ma decisivo della guerra tecnologica tra Russia e Ucraina

Nel conflitto tra Russia e Ucraina i droni non sono più un semplice supporto tecnologico, ma l’asse portante della guerra moderna. Ricognizione, attacchi mirati, missioni kamikaze: una quota enorme delle operazioni e delle perdite sul campo passa oggi da questi velivoli a basso costo e ad alta adattabilità. Dietro le linee del fronte, però, c’è un attore che non combatte direttamente ma condiziona l’esito dello scontro: la Cina. Pechino controlla la maggior parte della filiera globale dei droni commerciali e dei loro componenti critici - motori, sensori, videocamere, controller di volo, batterie - che rappresentano il cuore tecnologico dei sistemi impiegati da entrambi gli eserciti. Il risultato? Mosca e Kiev, pur combattendosi, dipendono dagli stessi fornitori cinesi. Questa centralità industriale trasforma la Cina in un vero “fulcro invisibile” del conflitto, capace di influenzare ritmi, costi e capacità operative.