Le vittime sono per il 70% donne. Così Rossana, che si è trasformata in “poliziotta di Tinder”, è riuscita a smascherare la truffa. Il parere dell’avvocato: “Fenomeno sempre più pervasivo”
di Sarah Barberis
Secondo le statistiche più recenti, circa il 70% delle vittime di “romance scam” sono donne: quasi 7 su 10 persone ingannate in relazioni sentimentali nate online sono donne. Metà di queste truffe ha origine su Facebook o Instagram, dove profili falsi sfruttano messaggi privati e commenti per agganciare potenziali vittime. La lettera di questa settimana racconta la storia di una donna che è quasi caduta in una vile trappola su un’app di dating. A rispondere è Barbara Indovina, avvocato e Adjunct Professor in Informatica Giuridica e Legal Tech all’Università Bocconi, che analizza questo fenomeno sempre più pervasivo.
Se desiderate raccontare la vostra storia potete scrivere a donnelavoro@repubblica.it e la redazione la valuterà.
Ciao,vi scrivo per raccontarvi una cosa che mi è successa di recente e che, secondo me, vale la pena condividere, perché riguarda una dinamica sempre più diffusa sulle app di dating, soprattutto su Tinder, una dinamica che penalizza noi donne, magari professioniste che vorrebbero solo trovare conforto e piacere nella sfera relazionale, e invece. Da un po’ di tempo circolano moltissimi profili fake di uomini apparentemente perfetti: belli, giovani, atletici, pieni di foto di viaggi, interessi curati, vita sana. Cercano sempre una relazione seria, hanno più o meno trent’anni, non sono italiani e che, quasi sempre, si trovano immancabilmente a un chilometro di distanza, anche quando ti sposti. Già questo, col senno di poi, è un segnale piuttosto evidente. Mi capita di fare match con uno di questi ragazzi, cosa già di per sé anomala vista la mia veneranda età, e iniziamo la solita conversazione di rito: dove sei, cosa fai, da quanto vivi qui. Il copione è sempre lo stesso: è straniero, si è trasferito da poco in Italia e lavora per una multinazionale nel settore import-export, oppure nel real estate development, o ancora nell’oil and gas. Dopo poco propone di spostare la conversazione su WhatsApp perché, dice, non apre spesso l’app. Nulla di strano, succede continuamente. Iniziamo a scriverci per qualche giorno. Lui mi racconta soprattutto della sua routine: la palestra, l’alimentazione healthy, la disciplina, il lavoro. Quando invece io provo a condividere qualcosa di più personale, ad esempio un problema che stavo vivendo con mia figlia, mi accorgo che le sue risposte non c’entrano davvero con quello che ho scritto. Sono frasi generiche, rassicuranti in apparenza, ma totalmente scollegate dal contenuto. Come se non avesse capito, o forse nemmeno letto, quello che stavo raccontando. A un certo punto arriva il passaggio chiave. Mi dice che, oltre al suo lavoro principale, si occupa anche di investimenti e trading, che in venti minuti ha guadagnato trecento euro e mi chiede se sono interessata a questo tipo di attività. Lì, per me, il quadro diventa immediatamente chiarissimo. Per il lavoro che faccio, so riconoscere certi meccanismi al volo. Era uno scam, senza alcun dubbio. L’ho bloccato e segnalato su Tinder. Da quel momento, quasi per deformazione professionale, ho smesso di cercare un uomo e mi sono trasformata nella poliziotta di Tinder. Ho iniziato a notare quanti profili simili circolassero: nomi strani, a volte persino femminili, distanza fissa di un chilometro, relazione seria dichiarata, lavoro nell’export e, immancabilmente, la famigerata side activity nel trading. Uno dopo l’altro, segnalati. Racconto questa esperienza perché, anche facendo il mestiere che faccio, mi capita spesso di vedere persone che ci cascano. E fa riflettere su quanto il confine tra seduzione, manipolazione e frode sia diventato sottile. Ormai il dating online è una giungla: si passa da chi vuole rubarti i soldi a chi vuole rubarti il corpo, fino a chi, forse il peggiore, vuole rubarti il cuore. Insomma, occhi aperti. Sempre.








