Nell’America post-Roe, migliaia di donne si sottopongono a interventi di sterilizzazione permanente per difendere la propria autonomia. Tra leggi restrittive e un sistema medico paternalista, scegliere di non diventare madre è sempre più difficile

di Giulia Mattioli

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Da tempo le donne americane denunciavano che la battaglia sui loro corpi si stava facendo sempre più dura. Oggi, eccole qui, alla resa dei conti, costrette a fare scelte definitive per proteggere la propria autonomia, a prendere decisioni che fino a pochi anni fa sarebbero state considerate estreme, o perlomeno bizzarre. Negli Stati Uniti è in aumento la pratica della sterilizzazione: sempre più donne chiedono di sottoporsi a procedure permanenti per evitare di rimanere incinta. Nell’America post-Roe, ossia lo scenario giuridico e sociale successivo alla sentenza della Corte Suprema del giugno 2022, che ha annullato il diritto costituzionale all'aborto precedentemente garantito da Roe v. Wade, l’unica soluzione per essere certe di non diventare madri, se non lo si desidera, è renderlo fisicamente impossibile.

In un paese in cui il diritto all’aborto non è più garantito a livello federale, il corpo femminile è tornato a essere un territorio di scontro politico e ideologico, attraversato da leggi restrittive, paure concrete e una crescente sensazione di perdita di controllo. Per molte la domanda non è più se vogliono avere figli, ma come proteggersi da una gravidanza indesiderata in un sistema che non permette una via d’uscita, e la risposta è una scelta radicale come la sterilizzazione, l’anticoncezionale definitivo. Eppure, anche per intraprendere questa strada, molte si scontrano con un sistema sanitario che alcune di loro definiscono “paternalista”: legalmente hanno diritto alla procedura, ma vengono stigmatizzate e ostacolate, perché l’idea che una donna possa davvero non volere mai diventare madre è ancora inconcepibile.