Nei pazienti con tumore del rene avanzato, il trapianto di microbiota sembra poter migliorare la risposta all’immunoterapia. A dimostrarlo è uno studio clinico italiano, il primo al mondo ad aver confrontato questa strategia con un placebo.

Cosa sappiamo su microbiota e tumori

Da tempo è noto che il microbiota intestinale, ossia l’insieme dei microrganismi che abitano il nostro intestino, può influenzare l’efficacia dei farmaci immunoterapici contro alcuni tumori. Da questa considerazione è stato messo a punto lo studio multicentrico Tacito (di fase 2a), coordinato da ricercatori della Fondazione Policlinico Agostino Gemelli Irccs di Roma e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. I risultati, pubblicati oggi su Nature Medicine, rappresentano un’ulteriore prova di come il microbiota intestinale sia correlato alla risposta all’immunoterapia, e indicano il trapianto fecale come possibile strategia per aumentarla. Ma andiamo con ordine.

Il trattamento del tumore del rene avanzato

Oggi il trattamento standard di prima linea per il tumore del rene metastatico si basa sulla combinazione di una immunoterapia (pembrolizumab) e di un farmaco target che inibisce la crescita dei vasi sanguigni (axitinib). Non tutti i pazienti però rispondono allo stesso modo e in molti centri di ricerca si sta cercando il modo di migliorare la risposta. “La nostra ipotesi di lavoro era che trapiantare un microbiota intestinale ‘adeguato’ - ossia proveniente da donatori che avevano già risposto molto bene all’immunoterapia - fosse in grado di migliorare la risposta all’immunoterapia”, spiega Gianluca Ianiro, coordinatore e principal investigator dello studio, ricercatore tenure-track in Malattie dell’Apparato Digerente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dirigente medico presso il Centro Malattie dell’apparato Digerente (Cemad) della Fondazione Policlinico Gemelli.