“Gli uomini devono amare e proteggere le donne”. In questa frase, apparentemente positiva, si nasconde invece del “sessismo benevolente”, una forma più sottile ma non per questo meno pericolosa di mascolinità tossica. Si tratta di quell’insieme di aspettative sociali e di comportamenti dannosi radicati in stereotipi patriarcali, che associano la virilità alla forza bruta e al controllo. Un concetto da tempo al centro del dibattito pubblico, soprattutto in Occidente, i cui confini sono però labili e variabili. E che oggi la scienza sta cercando di misurare in modo più concreto, come ha appena fatto un gruppo di ricerca neozelandese guidato da Deborah Hill Cone dell’Università di Aukland e pubblicato su Psychology of Men & Masculinities.
Aggressivi e dominatori
Hill Cone non è la prima a cercare di definire più precisamente la mascolinità tossica. L’espressione – sottolinea la rivista Nature, che ha dedicato un lungo articolo al tema – risale agli anni '80 ed esprime l'idea che alcuni dei tratti considerati stereotipicamente "maschili", come l'aggressività o la volontà di dominio, possano avere un impatto sociale dannoso. Il concetto ha una sua utilità perché ha mostrato come queste aspettative possano invece contribuire alla depressione negli uomini che non si sentono all’altezza, e ha indicato loro la strada per riconoscere l’importanza delle emozioni. D’altra parte un uso superficiale di questa espressione potrebbe insinuare che tutti i tratti maschili siano negativi o che tutti gli uomini siano tossici.






