Roma, 27 gen. (askanews) – Unione europea e Gran Bretagna rischiano di trovarsi incastrate in una morsa di pressioni sul commercio con l’estero. Alle difficoltà che già si erano create con i dazi commerciali decisi dagli Usa, per quanto mitigati dagli accordi raggiunti sia da Bruxelles sia da Londra, ora si aggiungono nuove pressioni sui cambi valutari.
Sia l’euro, che oggi ha sfiorato quota 1,20 sul dollaro, sia la sterlina Gb si ritrovano infatti ai livelli più elevati rispetto alla divisa statunitense da oltre quattro anni a questa parte: dal giugno del 2021. E in una economia globale in cui buona parte degli scambi di merci si effettua ancora utilizzando il dollaro come valuta di riferimento, questo significa creare un freno supplementare alle esportazioni.
A complicare il quadro il fatto che diversi giganti delle esportazioni dell’Asia sembrano aver scelto deliberatamente ben altra strategia su questo versante: dallo scorso luglio lo yen del Giappone, il won della Corea del Dud e il dollaro di Taiwan si sono nettamente deprezzati rispetto al dollaro Usa.
E intanto l’Unione europea già subiva il dirottamento di un’ampia quota di exportazioni della Cina che, non riuscendo ad approdare negli Usa, si sono riversate in altri mercati.









